Stare distanti per dire: mi prendo cura di te

Stare distanti per dire: mi prendo cura di te

Stare distanti per dire: mi prendo cura di te 1920 1920 Sara Cerbai

Siamo nella fase 2. Siamo sereni? Siamo confidenti con il mondo fuori dalle nostre case? Ognuno di noi ha trovato delle strategie, chi più efficaci chi meno, sicuramente tutti ci siamo trovati difronte a stress di una tipologia mai provata. Inutile nascondere che stiamo vivendo una situazione nuova, pericolosa per la salute delle persone e critica per la gestione dei rapporti interpersonali. Criticità che si manifestano attraverso le diverse forme di comunicazione all’interno delle nostre case e fuori. La pandemia ha messo in crisi le abitudini, le certezze nel proprio modo di relazionarsi verso gli altri, portando alla luce con chiarezza e forza la caratteristica dell’essere umano: il suo bisogno di connessione.

Questa esigenza forse è stata data per scontata o vissuta in modo inconsapevole fino ad ora, ma la privazione di alcune libertà di contatto, ha portato ad una concreta percezione di quanto la connessione con gli altri sia fondamentale. Paul Watzlawick, nel primo dei suoi famosi assiomi, dice:  che non esiste l’opposto di comportamento (cioè un NON comportamento).

Per cui, nel momento in cui si applicano le misure di contenimento della diffusione del virus, nelle nostre attività lavorative e sociali, poniamo inizialmente attenzione sul “non fare”. E’ vero, questo è il primo passo, ma per andare avanti è importante farci altre domande: cosa provo in questa situazione? Come mi possono aiutare queste emozioni (spiacevoli o piacevoli)? Come posso fare diversamente? Quali forme alternative di comunicazione interpersonale (non  solo virtuale) mi posso attivare?

Non può esistere un vuoto nella comunicazione, quindi sta a noi trovare gesti, movimenti, tempi comunicativi che colmino la nostra esigenza di comunicare, di condividere. Lo abbiamo fatto dai balconi, attraverso i social, adesso è il momento di farlo nella quotidianità degli spostamenti della fase 2,  nella fisicità dell’incontro di persona a distanza.

Ti è mai capitato di andare a fare la spesa e di aspettare per permettere alle persone di uscire dal corridoio, per poi andare tu? Quante persone durante quella pur breve attesa, si sono infilate per andare avanti lungo il corridoio prima di te? Magari non perchè avevano fretta o volevano passare prima, ma forse semplicemente perchè l’interpretazione del tuo gesto (in uso solo da pochi mesi) non è stata immediata. La tua attesa non era esitazione o indecisione ma un nuovo modo per muoversi tra le corsie di un supermercato. Un nuovo modo di muoversi ovunque, anche quando non ci sono strisce in terra o nastri a darci la misura del “metro”.

Sta cambiando la modalità di dimostrare il rispetto dell’altro e soprattutto di prendersi cura degli altri.

L’ antropologo Edward T. Hall ci ha insegnato con i suoi studi sulla prossemica (lo spazio interpersonale nella comunicazione), che la distanza fisica di un metro e poco più rientra nella dimensione della distanza che tengono di solito persone conoscenti o legate da un rapporto sociale e non personale. Quando c’è una relazione più stretta, come un’amicizia o qualcosa di piu, la distanza si accorcia fino ad arrivare anche al contatto.

Nei casi in cui si verifica un movimento di allontanamento dall’altro, il nostro cervello lo interpreta come un rifiuto. Quando si ha un mantenimento di una distanza fisica dipolo più di un metro, tra due persone, dove la relazione è personale, allora si può percepire anche una distanza emotiva. Come posso gestire questo senso di allontanamento?  Prendendo consapevolezza che in questo memento, è necessario un cambiamento: allontanarsi, o mantenere la distanza, significa comunicare che mi prendo cura di te, dei tuoi parenti e amici. 

Come fare per gestire questo cambiamento nelle azioni quotidiane?

Formallenando la nostra consapevolezza di sè, comunicazione efficace e soprattutto la nostra creatività nel trovare un nostro modo di trasformare l’associazione “distanziamento fisico = distanziamento sociale ( non mi interessa di te)”  in “distanziamento fisico = vicinanza emotiva (mi prendo cura di te)”.

L’apprendimento ha un importante alleato: il divertimento!

BASTA IMPARARE,

è ora di allenare!

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